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Quando cadono le scadenze fiscali del forfettario e come si fissano in agenda a gennaio?

di Jimenez Julien Pubblicato l’8 settembre 2026 Lettura di circa 7 minuti Checklist

Calendario bianco appeso a una rastrelliera di legno chiaro, con le pagine dei mesi visibili.
Immagine generata con intelligenza artificiale.

Un elenco da tenere accanto al calendario, dalle rate contributive al secondo acconto di fine novembre.

La risposta breve è che le scadenze del forfettario si concentrano in cinque famiglie: le rate dei contributi previdenziali, il saldo delle imposte con il primo acconto nella finestra estiva, il secondo acconto a fine novembre, l’imposta di bollo con cadenza trimestrale e l’invio della dichiarazione dei redditi. Si fissano in agenda a gennaio, tutte insieme, prendendo le date dal calendario fiscale pubblicato dall’Agenzia delle Entrate e dalle circolari INPS dell’anno in corso.

Il resto dell’articolo serve a costruire quell’agenda voce per voce, spiegando che cosa si versa in ciascun appuntamento e perché conviene metterlo nero su bianco a gennaio, quando la cassa è ancora tranquilla e nessuno ti sta chiedendo un F24 per il giorno dopo.

Che cosa mettere in agenda a gennaio

Gennaio è il mese giusto per una ragione semplice: nessuna delle scadenze principali cade in quel periodo, quindi hai la testa libera per guardare l’intero anno in una volta sola. Bastano trenta minuti e un calendario condiviso con lo studio.

Le date esatte cambiano di anno in anno, perché slittano quando cadono di sabato o di domenica e perché il legislatore interviene spesso con differimenti e proroghe. Per questo l’agenda si costruisce sulle finestre ricorrenti, non su un numero imparato a memoria: la finestra estiva del saldo, quella autunnale del secondo acconto, le rate contributive, i trimestri del bollo.

Un consiglio pratico: crea nel calendario un promemoria doppio per ogni appuntamento. Il primo quindici giorni prima, per verificare la capienza del conto accantonamenti; il secondo due giorni prima, per l’invio effettivo del modello. Il modello F24 dei titolari di partita IVA va presentato in modalità telematica, tramite i servizi dell’Agenzia delle Entrate o l’home banking abilitato, e non è mai una buona idea scoprirlo alle diciotto del giorno di scadenza.

Le cinque famiglie di scadenze

  • Rate dei contributi previdenziali, secondo la gestione di iscrizione.
  • Saldo dell’imposta sostitutiva dell’anno chiuso, nella finestra estiva.
  • Primo acconto dell’anno in corso, nella stessa finestra estiva.
  • Secondo acconto, a fine novembre.
  • Imposta di bollo sulle fatture, con cadenza trimestrale, e invio della dichiarazione dei redditi.

Le rate dei contributi previdenziali

La prima colonna dell’agenda dipende da dove versi i contributi, ed è la voce che più spesso viene dimenticata quando si costruisce il piano di accantonamento.

Gestione artigiani e commercianti

Chi è iscritto alla gestione artigiani e commercianti versa quote fisse calcolate sul reddito minimale, ripartite in quattro rate distribuite nell’anno, a metà maggio, agosto e novembre, più la rata che chiude il ciclo nei primi mesi dell’anno successivo. L’INPS conferma ogni anno importi e date con una propria circolare, ed è quella la fonte da consultare.

Accanto alle rate fisse c’è la parte variabile, dovuta sulla quota di reddito che eccede il minimale: quei contributi seguono il calendario delle imposte sui redditi, quindi cadono nelle stesse finestre del saldo e degli acconti. Chi non lo sa si ritrova a giugno con due voci invece di una.

Gestione separata INPS

Chi è iscritto alla gestione separata non ha rate fisse da anticipare: i contributi si calcolano sul reddito effettivo e si versano con lo stesso ritmo delle imposte, saldo e due acconti. In agenda occupano quindi le stesse caselle, ma con importi che si sommano a quelli dell’imposta sostitutiva.

La differenza fra i due percorsi non è un dettaglio contabile: cambia il momento in cui il denaro esce dal conto e quindi tutta la strategia di accantonamento. Se non hai ancora chiaro quale delle due riguarda il tuo caso, il confronto completo è nell’articolo su che cosa cambia tra gestione separata e artigiani e commercianti per chi lavora in forfettario.

Saldo e primo acconto delle imposte

La finestra estiva è la più pesante dell’anno, perché ospita due cose diverse nello stesso giorno. Da un lato il saldo dell’imposta sostitutiva relativa all’anno appena chiuso, cioè la differenza fra quanto dovuto e quanto già versato in acconto. Dall’altro il primo acconto sull’anno in corso.

È previsto anche un differimento di alcuni giorni con una piccola maggiorazione a titolo di interesse: una via d’uscita utile in caso di incassi lenti, non una soluzione da mettere a piano. Chi ha accantonato durante l’anno non ne ha bisogno.

Nella stessa finestra si può chiedere la rateizzazione delle somme dovute, con rate mensili maggiorate degli interessi previsti. Vale la pena segnarlo in agenda come opzione, insieme al nome del referente dello studio da contattare per attivarla.

Il fatto che saldo e primo acconto viaggino insieme è la ragione per cui la percentuale accantonata a ogni incasso non può essere improvvisata. Il metodo per determinarla è spiegato passo per passo nella guida su come si calcola quanto accantonare a ogni incasso quando si lavora in regime forfettario.

Il secondo acconto di fine novembre

Il secondo appuntamento importante arriva a fine novembre e riguarda la seconda quota di acconto sull’anno in corso. È l’ultima uscita rilevante prima della chiusura dell’esercizio, e coincide con un periodo in cui molte partite IVA hanno già speso la liquidità estiva.

Chi è iscritto alla gestione separata trova nello stesso appuntamento anche la seconda quota di acconto contributivo, con un importo che può sorprendere se l’anno è andato meglio del precedente. Chi versa alla gestione artigiani e commercianti ha invece nello stesso mese una rata fissa, che è cosa diversa dall’acconto e va tenuta separata nel conteggio.

In agenda, novembre merita un promemoria anticipato di almeno tre settimane, perché è anche il momento in cui conviene verificare se il metodo previsionale ha senso: se l’anno in corso è stato peggiore del precedente, si può ridurre l’acconto, ma la valutazione va fatta con lo studio e non a occhio.

L’imposta di bollo, trimestre per trimestre

Le fatture del forfettario sono emesse senza addebito di IVA e, quando superano l’importo previsto dalla normativa sul bollo, richiedono l’applicazione dell’imposta di bollo. Con la fattura elettronica il bollo si assolve in modalità virtuale e l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione, nell’area riservata, il prospetto delle fatture per le quali risulta dovuto.

Il versamento segue una cadenza trimestrale, con regole che consentono di rinviare il pagamento al trimestre successivo quando l’importo maturato resta contenuto entro le soglie indicate dalla norma. Sono somme piccole, ma la dimenticanza costa sanzioni e interessi, quindi il posto giusto per il bollo è il calendario, non la memoria.

La struttura ricorrente dell’anno fiscale del forfettario
PeriodoChe cosa si versa o si inviaSu quale anno
Primo trimestreBollo virtuale del trimestre precedente, rata contributiva a chiusura del cicloAnno chiuso
PrimaveraPrima rata fissa dei contributi per artigiani e commerciantiAnno in corso
Finestra estivaSaldo dell’imposta sostitutiva, primo acconto, contributi a conguaglioAnno chiuso e anno in corso
Estate e autunnoBollo dei trimestri, rate fisse dei contributi, invio della dichiarazioneAnno in corso e anno chiuso
Fine novembreSecondo acconto dell’imposta sostitutiva e dei contributiAnno in corso

Schema indicativo della struttura ricorrente: le date esatte di ogni anno vanno lette sul calendario fiscale dell’Agenzia delle Entrate e sulle circolari INPS.

Dichiarazione dei redditi e quadro LM

Chi lavora in regime forfettario presenta il modello Redditi Persone Fisiche e non il modello semplificato dei dipendenti. La sezione dedicata è il quadro LM, dove si indicano il codice ATECO, il coefficiente di redditività applicato, i compensi incassati nell’anno e i contributi previdenziali portati in deduzione.

L’invio è telematico e il termine è fissato ogni anno dalla normativa, in genere nella parte finale dell’anno solare. In agenda però la data che conta davvero è quella interna: il giorno in cui consegni allo studio estratti conto, fatture e ricevute di versamento. Fissala tu, con qualche settimana di margine, e sarà l’unico appuntamento del calendario che non dipende dalle proroghe.

Il quadro LM è anche il documento che rende leggibile tutto il resto: da lì nascono gli acconti dell’anno successivo. Per orientarsi fra le sigle che compaiono nei modelli e nelle email del commercialista, il glossario su quali parole del regime forfettario bisogna conoscere per leggere l’F24 e le email dello studio risparmia parecchie telefonate.

Come confermare ogni anno le date ufficiali

Nessun elenco, compreso questo, sostituisce la fonte ufficiale. Le date precise cambiano di anno in anno e vanno confermate in tre posti, tutti gratuiti e pubblici.

  • Il calendario fiscale pubblicato dall’Agenzia delle Entrate, che elenca gli adempimenti giorno per giorno e recepisce le proroghe.
  • Le circolari INPS dell’anno in corso, per gli importi e le date delle rate contributive della tua gestione.
  • L’area riservata dell’Agenzia, dove trovi il prospetto del bollo e le ricevute dei versamenti già effettuati.

A queste tre fonti aggiungi la conferma dello studio che segue la tua posizione: è l’unico soggetto che conosce la tua gestione previdenziale, il tuo coefficiente e le eventuali agevolazioni in corso. La regola che funziona è semplice: a gennaio si scrivono le finestre, a ogni cambio di trimestre si controllano le date puntuali.

In sintesi

Le scadenze del forfettario cadono in cinque momenti ricorrenti: rate contributive distribuite nell’anno, saldo e primo acconto nella finestra estiva, secondo acconto a fine novembre, bollo trimestrale e invio della dichiarazione con il quadro LM. Fissarle in agenda a gennaio, con doppio promemoria e importi stimati accanto a ogni riga, trasforma una serie di rincorse in una routine amministrativa da mezz’ora al trimestre.

Se preferisci che il calendario si compili da solo, ForfettarioSereno calcola l’accantonamento su ogni incasso e ti ricorda le scadenze F24 partendo dal tuo coefficiente e dalla tua gestione previdenziale. Per raccontarci come lavori e capire quale piano ha senso, scrivi tramite il modulo di contatto oppure all’indirizzo jimenezjulien42@gmail.com.

Ritratto di Jimenez Julien, autore di ForfettarioSereno

Jimenez Julien

Fondatore di MLJ, costruisce strumenti semplici per chi lavora in proprio. Su ForfettarioSereno mette in ordine il calendario fiscale del regime forfettario: rate contributive, acconti, bollo trimestrale e dichiarazione, spiegati con parole di tutti i giorni.

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